LE COSE BELLE DELL'ANIMAZIONE #4: Poter Ridere A Lavoro

09/01/15

Oggi sono andato in un ufficio per un documento e l'impiegata mi ha ispirato la mia seconda riflessione di questo inizio anno. Dopo avermi consigliato cosa fare, la simpatica signora si è messa un po' a parlare del più e del meno (e menomale, un po' di umanità! non come la voce elettronica di merda delle compagnie telefoniche!). 

Ed è arrivata a dirmi che lei con suo marito di solito la sera si guardano un film comico, che fa ridere. Al di là dei gusti della signora (è meglio Verdone o Paolo Villaggio?) la cosa che mi ha fatto riflettere è che nei suoi occhi e nelle sue parole ho visto il bisogno di evadere che tutte le persone normali hanno. Ovvero quello di sdrammatizzare e di ridere dopo una giornata di merda. 

E mi sono sentito fortunato. Perché io non ho bisogno di aspettare la sera e di vedere un film comico per ridere. Quando fai una stagione da animatore ridere fa parte della tua giornata lavorativa.

E ho pensato che milioni di persone fanno le loro ore in fabbrica, in ufficio, su un ponteggio o su un camion. Devono pure tornare a casa. Magari si macinano chilometri di code. E cosa li aspetta a casa? Un telegiornale. Un incredibile, catastrofico e apocalittico bollettino di guerra. Quel virus che avanza. I terroristi che avanzano. Lo spread che avanza. Il debito che sale. Le barche di poveri extracomunitari che avanzano. Tutti i problemi che avanzano. Tutti insieme. Oltre ai problemi personali che ognuno ha. 

E tutto il mondo sembra che sta per esplodere. Domani. Ad ascoltare i telegiornali sembra sempre che il mondo sta per finire domani. È come quando non stai bene e cerchi un consiglio medico su Google. E' chiaro! Il risultato è sempre lo stesso: secondo la prima pagina di Google stai per morire.

E penso che quello che per me è diventato normale - lavorare in un ambiente lavorativo con un alto livello di comicità - in realtà è una fortuna, un privilegio. Quando lavori nell'animazione turistica, passi un sacco di tempo con gente che ti fa ridere e ti fa dimenticare le stronzate. Molti sono comici. Perché è pieno di comici. Anche se non si vedono in televisione esistono e sono bravi lo stesso. Alcuni sono cabarettisti, imitatori. 

Come il mio amico Stello di Messina. La prima persona che mi si è presentata e mi ha detto "Sono un'imitatore". E che mestiere è? pensai.

Quando ero un po' più piccolo mia madre diceva che il suo sogno era avere ospiti a pranzo dei comici. Tipo, quando guardavamo Tre Uomini e una Gamba diceva chissà che bello pranzare con Aldo Giovanni e Giacomo! Stessa cosa quando capitava di vedere i comici sardi del gruppo Lapola. Chissà che ridere. Chissà che bello sarebbe!

Beh, io, nel mio piccolo, penso che questo sogno di mia madre lo vivo quando lavoro in villaggio. E anche questo, insieme all'ignoranza selettiva, ti fa innamorare del villaggio. In villaggio di sera non accendi la tv. C'è il cabaret dal vivo, il varietà dal vivo o una commedia dal vivo. 

E' bello condividere la propria quotidianità con persone che sono abituate a far ridere centinaia di persone con una battuta o una gag. Perché ok, tutti possiamo essere più o meno autoironici e simpatici, per carità, anche in ogni altro ambiente di lavoro, sia chiaro. 

Ma quelli di cui ti sto parlando io non sono ragazzi simpatici che hanno la battuta sempre pronta. Sono professionisti, della risata. Gente che lo fa di mestiere e che sa i film di Totò a memoria. Gente che sale sul palco e ha un pubblico (reale, che respira davanti a te) ogni giorno, per la maggior parte dell'anno.

Ti ho già detto di Stello. Ma, oltre a Ciccio Tornello ovviamente, penso anche alle continue battute e all'allegria di Giovanni Bartune, capo-animatore Tanka e capoequipe Samarcanda da tanti anni. E ancora di più alle battute di Ciccio Tornello e Bartune quando sono insieme, sia sul palco che in giro per il villaggio. Penso a Carmine del Grosso, altro capoequipe Samarcanda, che l'anno scorso ha vinto il Premio Charlot e ad Ermanno (altro storico Samarcanda) che ho appena conosciuto nella SAMFACTORY. 

Senza contare che in queste cinque stagioni che ho fatto al Tanka, ho visto esibirsi e conosciuto di persona molti comici di Zelig e Colorado. Gente che è nell'ambiente, dei comici per mestiere. E mi ricordo di Riccardo Limoli, che saluto con piacere.

Poi c'è anche chi, come George, un tecnico Samarcanda molto bravo, mi ha fatto conoscere i comici americani che fanno stand-up comedy. Non ne avevo mai sentito parlare e mi si è aperto un mondo. George Carlin e Billy Hicks sopra tutti gli altri. Penso di aver visto tutti i loro video su YouTube. 

Robe che quando li vedi, tutto il resto non ti fa più ridere, almeno per un periodo. Perché quelli erano gli dei di quel genere di comicità. George Carlin e Billy Hicks purtroppo sono morti. Adesso per esempio c'è Louis C.K. E a proposito di YouTube, ringrazio Paola che mi ha fatto conoscere e scoprire Natalino Balasso. Mitico.

Ed è proprio su Youtube ti rendi conto di quanto abbiamo bisogno di ridere. Basta guardare le visualizzazione di alcuni video. Basta vedere il successo degli youtubers più famosi, che a volte se la giocano con le star della musica mondiale nella gara a chi ha più visualizzazioni, mi piace, iscritti al canale e commenti. Robe allucinanti, con un giro enorme di soldi dietro.

E io che pensavo che i video più utili fossero i tutorial.


Fabietto




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LE COSE BELLE DELL'ANIMAZIONE #3: Restare In Mezzo Ai Giovani

02/01/15


Inizio il nuovo anno con questo post. Con una riflessione. Una riflessione su come il nuovo se ne fotte del vecchio e lo spazza via con un soffio. 

Sto girando un po' su internet, sono su youtube e sto sistemando il mio canale.

Ad un certo punto YouTube mi consiglia un canale che secondo lui può piacermi. Come quando facebook ti consiglia di diventare amico di qualcuno. 

È il canale di un ragazzino che si e no avrà l'età di mia sorella. Si chiama Favij e dalle miniature i suoi video sembrano demenziali e ispirate al mondo dei giochi.

Non gioco ai videogiochi, neanche sul cell e neanche sul tablet e vado fiero di non aver mai ricevuto come regalo di Natale una consolle di nessun tipo.

Però il nome Favij mi ispira simpatia (forse perché condivide col mio nome la stessa radice etimologica? Fabio, "da fava, coltivatore di fave"). E quindi do una chance a questo suggerimento di YouTube e clicco sopra uno dei tantissimi video di questo ragazzino.

Fra me e me rido perché so già che la mia visione durerà pochissimo. Invece entro e mi rendo conto che questo ragazzino è un genio.

Semplicemente che fa, in parole povere? Lui sputa fuori, ogni giorno, un video di lui stesso che gioca a video game davanti al PC di casa sua. Fine. Stop. Tutto qua.

Ovviamente tutto montato a regola d'arte con un bel programma di editing video e con un sacco di energia e simpatia e, soprattutto, tanta ironia e nessuna vergogna a filmarsi mentre parla (io una volta ho provato a fare un vlog e lasciamo perdere).

Risultato? Ha sfornato 500 video in poco tempo, ha praticamente un milione e mezzo di iscritti al canale e 280 MILIONI di visualizzazioni totali. Capito?

Non sto scrivendo questo post per fare una recensione positiva del canale YouTube di Favij. Questo ragazzino della mia recensione non se ne fa un cazzo. Guadagna 20MILA euro al mese con la pubblicità che YouTube mette sui suoi video. È lo youtuber numero 1 d'Italia. Ha vinto.

Sto semplicemente pensando che il nuovo, in generale, spazza il vecchio senza pensarci troppo. Fanculo ai blogger e ai Social network. Oggi ci sono gli youtuber. 

E penso che troppo spesso facciamo l'errore di fossilizzarci con gli schemi del passato, con le solite cazzate dell'800 imparate a scuola (per carità, tutte cose che per me sono bellissime, ma servono ancora a qualcosa?).

Ci insegnano che dobbiamo imparare da quelli più grandi di noi. Ma forse, nel mondo di oggi, così veloce e così tecnologico, forse conviene imparare di più da quelli più piccoli di noi, che hanno il tempo, la libertà e la freschezza di sperimentare e creare tutte le cose nuove che poi si vedono in giro.

Favij è solo l'esempio, il rappresentante di un esercito di brillanti neo maggiorenni che sono pronti a fare il culo a noi quasi-trentenni nati alla fine degli anni ottanta. Ma non dico che ci battono nella sfida di chi ha più iscritti al canale YouTube. Questi ci fanno quattro a zero nel mondo del lavoro, fra un po'!

Uno così, sveglio e brillante, non se ne fa niente del foglio di carta. È brillante. Impara tutto in un attimo. Se io sono un datore di lavoro o un selezionatore, lo prendo subito. E ciao ciao al trentenne... 

Certo, non mi immagino Favij, che è anche più magro di me, che taglia cantinelle e monta scenografie. Però occhio, perché non tutti i 18enni brillanti passano tutto il giorno a giocare a videogiochi. 

Ci sono anche, per forza di cose, anche i 18enni brillanti che non giocano a videogiochi e che si impegnano in cose più pratiche, più manuali e anche socialmente più utili. E sono questi che ci stanno per fare 4 a zero.

E se tu adesso hai più o meno la mia età (27), non fare l'errore di dire "Ma si... sono cazzate... Questi ragazzini di oggi in realtà sono tutti rammolliti e rincoglioniti... non hanno valori... sono tutti bruciati... non sanno niente... non sono abituati al mondo... non hanno ideali politici... non si informano... non hanno fatto il militare... giocano troppo ai videogiochi... non leggono... eccetera... eccetera..." ti dico sinceramente che secondo me sono queste le cazzate. 

Perché io ho una sorella di 18 anni. E ti dico che questi ragazzi sono avanti. Ce ne sarà anche qualcuno bruciato, come in ogni generazione. Ma nella media, sono avanti. 

Perché hanno il vantaggio di guardare il mondo con degli occhi completamente più disillusi e realistici, perché sono cresciuti nel mondo post-11settembre (guerre e terrorismo) e stanno crescendo con la crisi. Non sono come me che nel 2000 mi immaginavo il 2015 con le macchine volanti. 

Sono svegli, ti dicono "ciao Zio" e si rivolgono ad entrambi i genitori chiamandoli "Ragazzi". Cose impensabili per me... 

Sono più veloci, perché non hanno residui di zavorre ideologiche di nessun vecchio tipo. Non si fidano dei libri e della teoria, ma imparano e sperimentano sul campo. E Non hanno nessun timore reverenziale nei confronti di nessuno e non sono frenati da tutte le cose che invece hanno inculcato a noi, da bambini. 

Perché a questi qua, se gli piaci come persona e capiscono che sei vero e sincero, ti rispettano, ti ascoltano e ti seguono. Ma se capiscono che sei una maschera e che in realtà li stai prendendo in giro, ti ignorano. Altro che rispettare i più grandi solo perché sono più grandi. Bella zio...

Io ringrazio di avere una sorella, Tamara, del 96 e un fratello, Andrea, del 92, che anche involontariamente mi hanno sempre aggiornato sul mondo dei più piccoli. Che è quello da dove arrivano sempre le novità più grandi. 

Cazzo, io a vedere questi youtuber di 18 anni mi sento un vecchio. Vedo la naturalezza e la freschezza di come si pongono su internet e mi viene voglia di piangere a vedere il mio blog, il mio canale YouTube e il mio profilo facebook. Mi fanno sentire un cretino. Uno che appartiene ad una generazione che è già stata bruciata, superata. 

E ringrazio il fatto che Marianna la mia ragazza lavora con i bambini e mi aggiorna su che cosa va di moda e su che cosa non va di moda. Se no porca miseria sarei ancora fermo a DragonBall. 

E ringrazio di aver lavorato, gli ultimi due inverni, come animatore MiniClub su in montagna. Perché quando lavori come animatore MiniClub in montagna il pomeriggio guardi sempre un cartone Disney o Dreamworks con i bambini e ti fai una cultura. E poi finisce che vuoi andare a festeggiare il tuo compleanno a Disneyland. E comunque impari e prendi più ispirazione dai cartoni per bambini e da Disneyland che dai manuali di scenografia. 

E infine ringrazio il fatto che in ogni stagione che faccio ci sono sempre degli animatori e delle animatrici stagisti di 17-18 anni. Perché sono loro, come mia sorella, che mi fanno rendere conto di quanto sto invecchiando e di quanto rischio di diventare obsoleto. 

Perché non basta usare whatsapp per stare aggiornato e al passo con tutto quello che di nuovo sta uscendo oggi. 

Dedico questo finale di post a Ciccio, il mio capoequipe, che ha 35 anni e che dopo dieci non ha salutato il nuovo anno come faceva sempre all'Hotel Planibel in Valle D'Aosta, vestito da vecchio con la barba lunga bianca e con in braccio un bambino piccolo piccolo. A simboleggiare l'anno vecchio che se ne va e il nuovo che inizia. 

Ciccio ha 35 anni e io ne ho 27. Spero che tutti e due, grazie al lavoro nei villaggi, restiamo giovani ancora per molto tempo. 

Perché chi non capisce i 18enni come Favij, in realta, è già diventato vecchio. 



Fabietto



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Tre Uomini e Una Squadra.

30/12/14

Ultimi giorni dell'anno. Si tirano le somme. Rifletti su quello che hai fatto. Su come l'hai fatto. Su quello che che avresti potuto fare. Ripensi alle cose realizzate e a tutte le cose belle e meno belle che sono successe.
Per me, quest'anno, devo essere sincero, è stato molto bello.

Soprattutto perché la stagione estiva è andata bene. E per me la stagione estiva rappresenta il nocciolo duro dell'anno. I quattro mesi che segnano tutto l'anno. Abbiamo fatto un sacco di cose che non ci possono stare tutte qui in un post. Cerco di stare dentro le 1000 parole.

Devo ringraziare i 3 ragazzi che hanno lavorato con me quest'estate, Andrea, Simone e Mattia.

Non voglio dire le solite cazzate che si dicono in questi casi. Per scrivere le solite stronzate ci sono le poche righe che abbiamo a disposizione su facebook, dove cerchiamo di condividere i nostri sentimenti, in un mare di merda digitale fatto di pubblicità, notifiche, inviti ad eventi che si tengono dall'altra parte del mondo e richieste di amicizia di persone che non conosci.

Qui che ho lo spazio di scrivere quanto voglio e come voglio, voglio analizzare. E cioè ci tengo a dire prima di tutto che sì, io quest'estate ci ho messo il mio, ho cercato di fare bene il mio lavoro di gestire, organizzare, progettare, disegnare, misurare, parlare e pensare, oltre che fare.

Però sinceramente, se non ci fossero state le braccia, la testa e la voglia di fare di Andrea, Simone e Mattia, non avrei fatto niente.

Se penso a come mi stavo cagando sotto a marzo, che ancora non avevo nessuno che volesse venire a fare l'aiuto scenografo al Tanka, mi viene da sorridere. Dall'Academy, ovvero dalle selezioni che la Samarcanda fa a Pescara, non arrivavano notizie.

Al che avevo iniziato a pensare io a qualche nome da proporre. Ma nessuno voleva venire. Erano tutti impegnati o con la scuola o con altri lavori.

Poi è successo tutto abbastanza in fretta. Andrea ha accettato il doppio ruolo di scenografo-fotografo interno all'animazione. Poi dovevo andare al Tanka 2 settimane prima di tutti gli altri per sistemare lo steccato del mini e per fare altri lavoretti di apertura.

Serviva un ragazzo del posto che mi aiutasse solo per queste due settimane. Di tutta la lista di nomi di ragazzi fidati, pratici e di buona volontà, l'unico che accetta è Simone, un mio cugino di parte materna, che per la cronaca è anche mio figlioccio di cresima. Correva il 2003: lui aveva 14 anni e io 16. Quando il Vescovo ci ha visto non sapeva chi dei due stava cresimando l'altro.

Poi Simone lavora bene e gli viene prolungato il contratto prima per un mese e poi per tutta la stagione.

Poi il 23 maggio si presenta in villaggio un ragazzone di due metri con una maglietta degli Angry Birds. È Mattia, il secondo aiutoscenografo, che ha firmato il contratto fino a chiusura.

Quindi mi ritrovo nella situazione mai provata prima di dover gestire e organizzare il lavoro non solo mio ma anche quello di altre tre persone che lavorano con me.

In un primo momento ho pensato solo ai lati positivi della cosa. Siamo in quattro, otto braccia invece che sei.
Meglio, soprattutto se devi pensare a due palchi come al Tanka e non a uno solo come nella maggior parte dei villaggi.

Poi però mi rendo conto che il lavoro di 4 persone è a tutti gli effetti quello di una piccola squadra, un piccolo team. E un giorno mi son detto "Sono pronto a gestire anche solo 3 persone che lavorano con me?"
Di cui uno è più grande di me di età e ha più esperienza nei cantieri e come imbianchino. Uno ha studiato più di me, è laureato e si sta per specializzare. E un altro infine ha anche lui più esperienza di me nei lavori pesanti ed è un mio parente, cosa che si può anche rivelare un'arma a doppio taglio negli ambienti di lavoro.

Quindi non è una situazione semplicissima mi son detto. E ho iniziato a cercare ispirazione. Certo, davanti a me avevo già l'esempio di Ciccio, capoquipe che gestisce tranquillamente anche 100 ragazzi ad agosto. E anche Marianna la mia ragazza è responsabile del Miniclub del Tanka e da 3 anni gestisce dalle 12 alle 15 ragazze.

Quindi avevo già degli esempi da cui prendere spunto. Ma io ho il vizio di leggere e di prendere spunto da gente miliardi di volte più in alto di me. Miliardi di volte più in alto rispetto al livello della gente normale.

Quindi il primo giorno libero sono in treno, che sto tornando a casa per pranzare con i miei.
E siccome quest'anno ci sono i mondiali di calcio, mi riguardo un po' di cose nostalgiche del 2006. E quindi capito su una intervista di Marcello Lippi, l'allenatore della nazionale campione del mondo. E in questa intervista Lippi parla dell'importanza del fare squadra e presenta il libro che lui stesso ha scritto appena dopo vinti i mondiali.

È un libro che non ho mai visto, forse perché è stato un po' snobbato e non ha avuto la giusta pubblicità. Il titolo del libro è appunto La Squadra, ed è sostanzialmente una bellissima intervista al Mister Lippi.

Decido che devo trovare questo cavolo di libro. Lo voglio leggere. Cerco sulle librerie online e risulta non disponibile. Scopro che dopo il 2006 non c'è stata nessuna nuova edizione, nessuna nuova ristampa. Alla fine lo trovo su ebay da un tipo che me lo manda subito in cambio di una ricarica da 10€ al cellulare. Dopo pochi giorni ho già il libro fra le mani e lo leggo. È bellissimo.

Non sto qui a farti la recensione del libro. Ti dico solo che se per qualunque motivo ti ritrovi a dover gestire una squadra di qualunque tipo, io ti consiglio di procurarti una copia usata di questo libro.

Sia chiaro, non seguo il calcio da quando ero alle medie e non tifo nessuna squadra se non l'Italia ai mondiali e agli europei. E soprattutto anche da bambino non ho mai tifato per una squadra allenata da Marcello Lippi.
Ma questo libro non parla di calcio. Non parla di pallone. Parla di persone, di gruppi che lottano per lo stesso obiettivo, di allenatori che sanno capire come si gestiscono le persone e le mettono nelle condizioni di dare il loro meglio.

Non ci sono tecniche PNL o trucchetti linguistici per rincoglionire e sottomettere meglio a livello subliminale e ipnotico le persone che devono lavorare con te. Al contrario Lippi racconta di come ha sempre trattato i suoi calciatori come uomini, come persone, come adulti. Senza arrivare a trattarli come fratelli, amici o figli. Ma come professionisti che hanno un grande obiettivo comune.

Ma che continuo a dirti? È semplicemente un libro da leggere. Da quel momento in poi, complice sicuramente anche il fanatismo calcistico che si respira sempre in periodo di mondiali, ho cercato di seguire, oltre agli esempi del mio capo equipe Ciccio, anche i consigli di questo tale signore Mister Marcello Lippi. Nel mio piccolo ovviamente.

È sabato e abbiamo i palchi pronti. Quindi io, Andrea, Simone e Mattia ne approfittiamo per andare a fare un aperitivo insieme a Villasimius.

Lì ho detto loro che da quel momento saremo stati Lorenzina come Cannavaro, Simone come Gattuso e Mattia, che è pure juventino, diventava Del Piero.

Fanatismo. Io mi vedevo invece come una specie di Buffon, che doveva parare i colpi. E in certe cose dovevo anche essere un po' Lippi stesso.

Scherzi a parte, questa analogia, questo gioco di ispirarci alla Nazionale Campione del Mondo, ci ha aiutato durante tutta la stagione a capire e a ricordarci che eravamo 'calciatori' diversi, con piedi diversi, mentalità ed esperienze molto diverse fra loro. Ma insieme dovevamo combattere per il nostro piccolo mondiale.

E il nostro mondiale era che dovevamo fare bene tutta la stagione e arrivare in forma a Ferragosto, che al Tanka è il giorno più impegnativo di tutti perché per ferragosto si crea uno spettacolo a parte, che anzi è LO spettacolo di ferragosto, LO spettacolo dell'intera stagione, quello sul quale lavoriamo ininterrottamente per 2 settimane dopo l'uscita dell'ultimo musical a luglio.

Quindi, ripensando a questo 2014, e pensando in particolare a questa stagione estiva, mi viene da ringraziare, sopra ogni cosa, le braccia, la testa, la grinta, la passione e la forza di volontà di Andrea, Simone e Mattia. E poi, mando anche un grazie, ideale, anche a Mister Lippi per questo suo "libriccino" La Squadra che mi ha aiutato tanto durante questa stagione e quest'anno.

Chissà che prima o poi non ne facciano una ristampa.



Fabietto

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